Dall’impronta alla voce nazionale: il viaggio dei Licei Alberti nell’Inclusione
Dal coinvolgimento del territorio alla platea nazionale: ripercorriamo le tappe che hanno visto i nostri studenti protagonisti di un messaggio di unità, solidarietà e accoglienza.
Il 2026 è stato per i Licei “Leon Battista Alberti” un anno di profonda riflessione e impegno attivo sui temi dell’inclusione scolastica e sociale. Un percorso che si è snodato attraverso iniziative di ampio respiro, trasformando il pensiero critico dei nostri ragazzi in azioni concrete, capaci di attraversare l’intera Italia.
L’adesione alla “Staffetta dell’Inclusione”
Tutto ha avuto inizio con l’adesione ufficiale alla “Staffetta dell’Inclusione”, un’iniziativa di rilevanza nazionale promossa dal Lions Club Brescia TeamLife con il patrocinio, tra gli altri, del Ministero per le Disabilità. L’obiettivo? Sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema vitale, trasformandolo in un racconto corale capace di percorrere 12.100 km — una distanza superiore alla Fiaccola Olimpica di Milano Cortina 2026 — attraverso l’Italia.
Il cuore del progetto risiedeva nei sette Vessilli: pezzi di stoffa diventati simboli di unione. Ogni scuola partecipante ha lasciato la propria “impronta” — un disegno, uno slogan o un simbolo — inviando poi il vessillo alla scuola successiva in un ideale “passaggio di testimone”.
Il coinvolgimento del territorio: l’impronta delle Istituzioni
Per rendere il messaggio ancora più forte, i nostri docenti hanno voluto unire la scuola al territorio. Abbiamo avuto l’onore di ospitare l’Assessora all’Istruzione del Comune di Piombino, Simona Cresci, invitata a lasciare la propria “impronta” sul Vessillo realizzato dai nostri studenti.
Questa scelta ha dato un senso profondo al progetto: insegnare ai ragazzi che l’inclusione non è un concetto astratto, ma un impegno sociale che richiede il dialogo tra scuola e Istituzioni. Vedere l’amministrazione locale interagire con gli studenti attraverso il linguaggio dell’arte è stata la prova che la nostra scuola agisce come un ponte verso la comunità.
L’impegno nazionale e il successo collettivo
Il percorso della Staffetta, iniziato a inizio febbraio, si è concluso a metà maggio, coinvolgendo 74 scuole in tutta Italia e circa 300 studenti che hanno lavorato direttamente ai vessilli. Se consideriamo i concorsi interni indetti da molti istituti per la creazione dei loghi, il numero di ragazzi coinvolti sale a migliaia. Un pezzo di stoffa, quindi, è diventato la voce di una generazione, trasformando messaggi nati “nel chiuso delle aule” in un vero e proprio argomento nazionale.









Non solo Staffetta: la “Panchina dell’Abbraccio”
Accanto alla Staffetta, il nostro Istituto ha promosso un’ulteriore, originale iniziativa: la “Panchina dell’Abbraccio”. Proposta agli organizzatori dalla nostra docente Prof.ssa Anna Niccolini, il progetto è nato dalla creatività della classe 5ª A.
La panchina, dalla forma circolare, è stata pensata non come un semplice arredo urbano, ma come un simbolo potentissimo: un invito all’incontro e all’ascolto reciproco, dove la forma a cerchio richiama l’abbraccio e l’inclusione reale, superando le barriere della disabilità visibile e invisibile.
Il traguardo: la voce dei nostri studenti in conferenza
Il culmine di questo percorso è avvenuto questa mattina, quando la Prof.ssa Anna Niccolini è intervenuta in conferenza per raccontare ufficialmente l’impegno dei Licei Alberti. Durante l’incontro, è stato sottolineato come il lavoro dei nostri studenti sia uscito dalle mura scolastiche per diventare parte integrante di un dibattito pubblico nazionale.
Siamo immensamente orgogliosi di aver partecipato a questo cambiamento, dimostrando che, quando la scuola si apre al territorio e al confronto, riesce a costruire una società più consapevole, aperta e umana.
Un ringraziamento speciale va ai docenti per la dedizione, al Lions Club Brescia TeamLife per aver ideato questa preziosa opportunità e all’Assessora Simona Cresci per aver condiviso con noi questo importante momento di crescita.
Il testo trascritto, letto dalla professoressa Niccolini durante la conferenza:
Buongiorno a tutti.
Sono la professoressa Niccolini del Liceo Leon Battista Alberti e oggi desidero presentarvi il progetto della “Panchina dell’Abbraccio”, un’iniziativa nata da un pensiero semplice ma profondo: lasciare un messaggio visibile, concreto e duraturo alle persone. Un simbolo capace di far riflettere chiunque la osservi o la utilizzi, anche solo per pochi minuti. Viviamo in una società in cui spesso si corre troppo e si dimentica quanto sia importante fermarsi ad ascoltare gli altri, comprendere le fragilità e costruire relazioni autentiche.
La disabilità, sia visibile sia invisibile, fa parte della vita di tutti noi. Può riguardare direttamente una persona, una famiglia, un amico, oppure manifestarsi in modi che non sempre riusciamo a vedere immediatamente. Proprio per questo crediamo sia fondamentale creare ambienti accoglienti, inclusivi e capaci di far sentire ogni individuo parte della comunità. Da questa riflessione è nato il lavoro dei ragazzi della classe 5ª A, che hanno affrontato il tema con sensibilità, creatività ed entusiasmo.
Partendo dal concetto di disabilità visibile e invisibile, gli studenti hanno messo a frutto la loro fantasia progettando diverse idee di panchine, alcune realistiche e immediatamente realizzabili, altre più simboliche e artistiche, ma tutte accomunate da valori profondi e universali. Le parole chiave che guidano questi progetti sono: accoglienza, solidarietà, rinascita, uguaglianza, autonomia, calore, gioia e positività. Ogni panchina rappresenta un invito all’incontro, alla condivisione e all’ascolto reciproco.
La forma circolare scelta dai ragazzi non è casuale. Il cerchio richiama l’abbraccio, un gesto semplice ma potentissimo, capace di trasmettere protezione, vicinanza e umanità. A differenza delle classiche panchine lineari, dove le persone siedono affiancate guardando nella stessa direzione, queste panchine vogliono creare uno spazio conviviale, in cui ci si possa guardare negli occhi, parlare, sentirsi parte di un gruppo. Particolare attenzione è stata dedicata anche all’accessibilità.
Alcuni progetti prevedono infatti spazi esterni aperti che permettono a persone con disabilità motoria di inserirsi facilmente nella struttura senza sentirsi escluse o separate dagli altri. Questo aspetto è molto importante, perché l’inclusione vera non consiste solo nel “permettere” l’accesso, ma nel creare luoghi in cui ogni persona possa sentirsi accolta naturalmente, senza differenze. Anche i colori, le forme e i materiali sono stati scelti con attenzione per trasmettere emozioni positive e avvicinare persone di ogni età, genere e condizione.
Le panchine diventano così non solo elementi di arredo urbano, ma veri e propri spazi di relazione, luoghi dove poter leggere, giocare, parlare, riposare o semplicemente trascorrere del tempo insieme. In un’epoca in cui molte persone rischiano di isolarsi, soprattutto chi vive disabilità invisibili, fragilità emotive o momenti difficili, crediamo che sia importante creare occasioni di incontro e di condivisione.
Anche un semplice luogo pubblico può trasformarsi in uno spazio capace di generare dialogo, vicinanza e inclusione. Vorrei infine ringraziare l’associazione che ci ha dato la possibilità di partecipare a questo progetto e di esprimere attraverso l’arte un concetto così importante. Per i ragazzi è stata un’esperienza significativa, che ha permesso loro di sviluppare maggiore sensibilità, consapevolezza e attenzione verso gli altri.
Sono convinta che educare i giovani all’empatia, al rispetto e all’inclusione significhi costruire un futuro migliore. Le giovani menti di oggi saranno gli adulti di domani, e iniziative come questa possono davvero contribuire a formare cittadini più consapevoli, aperti e umani. Grazie a tutti per l’ascolto.